La Cappella dei misteri. Cappella Sansevero ammantata di magia e mistero…

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Non solo “il Cisto velato” nella Cappella Sansevero può destare curiosità, stupore e ammirazione, numerose sono le opere e i misteri legati a questo luogo, alcuni decisamente inquietanti.

Nella Napoli settecentesca il Principe di San Severo Raimondo di Sangro, abitava a pochi passi dal luogo in cui sorge la Cappella. Di lui la gente racconta che fosse una specie di stregone, un alchimista diabolico che faceva rapire poveri disperati i cui corpi dovevano servire per i suoi esperimenti e che aveva ucciso sette cardinali con le cui ossa e pelle aveva fatto realizzare delle seggiole. Fu anche il primo Gran Maestro della massoneria napoletana e non esitò a tradire i propri fratelli per salvare se stesso.

 

La cappella fondata da Giovanni Francesco Sangro fu poi decorata da Raimondo che la disseminò di simboli alchemici. Ognuna delle statue incontrate lungo il percorso si riferirebbe al rito di iniziazione dell’alchimista, tra queste “spiccano” per la precisione e la fattura il noto “Cristo velato”, la “Pudicizia” e il “Disinganno”. Si tratta di sculture, nei primi due casi, avvolte da un velo finemente drappeggiato come se fosse stato posto sulle statue dopo la loro realizzazione, nell’ultimo caso è un uomo a volersi liberare dalle maglie della rete delle false verità ed anche stavolta stupisce come da un intero blocco di marmo si possa rendere questa idea di “copertura” della statua.

Cappella sansevero

Proprio questi aspetti hanno fatto sorgere intorno alle opere una leggenda, ovvero che fosse stato proprio il Principe Raimondo ad intervenire attraverso la sua magia “cristallizzando” un vero velo e una vera corda intorno alle opere. Di certo c’è che Raimondo era “UOMO MIRABILE, NATO A TUTTO OSARE”, come cita la lapide nella Cappella, e decorò in maniera stupefacente e originale la Cappella con le statue della Liberalità, L’Educazione, La Sincerità, La Soavità, Lo Zelo, il Dominio, La Pudicizia che troverebbero corrispondenza anche nelle carte dei tarocchi.

Ma non finiscono qui i misteri e le leggende che avvolgono la Cappella Sansevero, per i meno impressionabili, al piano inferiore, scendendo una scaletta a chiocciola che porta a quello che una volta era il vano d’ingresso al laboratorio segreto, in due teche di vetro alte circa due metri, sono conservate le cosiddette «macchine anatomiche».

Cappella Sansevero

Si tratta dello scheletro di un uomo e di una donna, di cui sono visibili alcuni organi interni e il complesso sistema venoso. I corpi e l’intero apparato circolatorio sono troppo complessi e anatomicamente precisi perché possano essere stati semplicemente “riprodotti” e hanno dato adito a numerose, quanto inquietanti, congetture. Molti all’epoca raccontarono che si trattasse di due servi di Raimondo ai quali era stato iniettato un liquido sconosciuto che avrebbe reso solidi tutti i vasi sanguigni, il cosiddetto “processo di metallizzazione”. In seguito i cadaveri sarebbero stati privati degli organi, lasciando solo la struttura ossea con tutto il sistema circolatorio. Questa ipotesi lascia sgomenti se si pensa che la donna era incinta, resta visibile il cordone ombelicale, e allo stesso tempo pone molti interrogativi sulle metodologie: come fu iniettato il liquido, visto che ancora non esistevano aghi per scopi medici? Di certo lascia stupiti la precisione della riproduzione considerando il fatto che all’epoca non vi fosse una conoscenza così precisa del sistema venoso e capillare, allo stesso tempo l’ipotesi che potesse essere stato iniettato liquido (tipo mercurio) nel corpo di un cadavere non regge, poiché solo solo il sangue in circolo pompato dal cuore avrebbe potuto diffondere il liquido in tutto il corpo.

Si tratta di un mistero che resterà per sempre insoluto sul quale si sono interrogate università italiane e persino la University College of London. Sino ad ora nessuno degli studi ha potuto escludere con esattezza questa macabra ipotesi…

Parti in bus da Salerno per conoscere la Cappella Sansevero e altri misteri di Napoli…Domenica 12 Febbraio.

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